Il bilancio di sostenibilità PMI è ancora percepito, in molte imprese, come un adempimento che riguarda altri: le società quotate, i grandi gruppi, le aziende tenute alla direttiva europea sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD). La revisione dell’ambito della CSRD, decisa a livello europeo con il pacchetto Omnibus, ha rafforzato questa convinzione: se l’obbligo non c’è, il tema può attendere. Un’impresa con poche decine o poche centinaia di dipendenti, in effetti, non è tenuta a redigere alcun rapporto.
Il quadro operativo, tuttavia, è meno lineare di quanto suggerisca la lettura della norma. La CSRD è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024, e l’impianto concordato in sede europea limita l’obbligo alle imprese di dimensioni molto elevate, individuate da soglie di dipendenti e fatturato. Nel frattempo gli istituti di credito, i committenti industriali, le stazioni appaltanti e le compagnie assicurative continuano a chiedere informazioni ambientali, sociali e di governance ai propri fornitori e clienti. La richiesta non dipende più dall’obbligo del singolo, ma dalla posizione dell’impresa nella filiera.
In questo scenario lo standard volontario VSME, elaborato da EFRAG e oggetto di una raccomandazione della Commissione europea nel 2025, assume un ruolo preciso. Non è una nuova imposizione, né un modo per anticipare obblighi che sono stati ridimensionati. È un formato comune, pensato per micro, piccole e medie imprese, che consente di raccogliere una sola volta le informazioni e di metterle a disposizione di più interlocutori.
La domanda giusta, dunque, non è se l’impresa sia obbligata a rendicontare. È quante richieste di dati l’impresa riceva già, e se convenga continuare a rispondere a ciascuna con un questionario diverso oppure costruire una risposta unica, verificabile e riutilizzabile.
La riduzione dell’ambito della CSRD ha spostato il baricentro della rendicontazione ESG, ma non ne ha cancellato la funzione. Le grandi imprese che restano nel perimetro devono comunque descrivere gli impatti della propria catena del valore, e per farlo hanno bisogno di informazioni dai fornitori. Secondo l’impianto concordato con il pacchetto Omnibus, le informazioni che possono essere richieste alle imprese più piccole sono contenute entro un limite, collegato proprio allo standard volontario per le PMI.
Questo elemento è decisivo per leggere correttamente la situazione. Il legislatore europeo ha inteso evitare che le imprese non obbligate subiscano un effetto a cascata, con richieste sempre più estese e disomogenee. Allo stesso tempo ha indicato, di fatto, il perimetro di riferimento: ciò che il VSME descrive è ciò che un committente di grandi dimensioni può ragionevolmente attendersi da un fornitore di dimensioni contenute.
Per una PMI manifatturiera che fornisce componenti a un gruppo industriale, o per una società di servizi che lavora per un grande operatore della logistica, questo significa un cambio di prospettiva. L’assenza di un obbligo diretto non equivale all’assenza di una richiesta. Chi non dispone di un set di dati strutturato si limita a rispondere, di volta in volta, con stime improvvisate, con il rischio di fornire numeri incoerenti tra un questionario e l’altro.
Gli interlocutori che chiedono dati ESG a una PMI sono almeno quattro, e ciascuno ha esigenze diverse. Le banche valutano il rischio climatico e di transizione del portafoglio e tendono a includere indicatori di sostenibilità nell’istruttoria del credito. I clienti industriali e della grande distribuzione inseriscono criteri ESG nella qualifica dei fornitori. Le stazioni appaltanti, nei bandi, valorizzano sempre più spesso requisiti ambientali e sociali, come dimostra l’evoluzione descritta nell’articolo sui Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici. Le assicurazioni, infine, considerano i profili di rischio ambientale e di sicurezza.
Rispondere a ciascuno con un documento ad hoc ha un costo organizzativo che raramente viene misurato. Le stesse informazioni sui consumi energetici, sul personale o sulle emissioni vengono ricostruite più volte, da persone diverse, con perimetri e periodi differenti. Un rendiconto basato sul VSME ha il vantaggio opposto: i dati sono raccolti una volta, con criteri dichiarati, e possono essere condivisi con chi li richiede.
Il beneficio non è solo di efficienza. Un’impresa che presenta un documento strutturato, con un perimetro chiaro e indicatori coerenti, comunica affidabilità prima ancora che performance. Nella valutazione di un fornitore, la capacità di fornire dati ordinati pesa spesso quanto il valore degli indicatori. Resta valida la cautela già discussa in Bilancio di sostenibilità: trasparenza o narrazione?: un rendiconto vale se i dati reggono a una verifica, non se il testo è ben scritto.
Lo standard VSME è articolato in due moduli. Il modulo base, composto dalle informative da B1 a B11, è pensato per tutte le imprese e copre le informazioni essenziali. Il modulo completo, con le informative da C1 a C9, aggiunge elementi di strategia, modello di business e governance della sostenibilità, e risponde alle esigenze di chi riceve richieste più approfondite da banche o da grandi clienti. L’impresa può dunque partire dal livello base e ampliare il rendiconto solo se la propria posizione nella filiera lo richiede.
Il contenuto del modulo base è concreto e misurabile. Riguarda la base di preparazione del rendiconto e le pratiche adottate, l’energia e le emissioni di gas serra, l’inquinamento, la biodiversità, l’acqua, l’uso delle risorse e i rifiuti. Sul versante sociale comprende le caratteristiche della forza lavoro, la salute e la sicurezza, le retribuzioni, la contrattazione collettiva e la formazione, e infine eventuali condanne e sanzioni in materia di corruzione. Sono informazioni che un’impresa ben gestita, nella maggior parte dei casi, possiede già in forma sparsa.
La proporzionalità si vede anche in ciò che il VSME non richiede. Non impone l’analisi di doppia rilevanza prevista per le imprese soggette alla CSRD, non presuppone un’attestazione di conformità da parte di un revisore e non richiede una struttura dedicata. Per questo motivo è adatto a una PMI che, come discusso in Le PMI e l’errore di copiare le strategie delle grandi aziende, non deve riprodurre in miniatura l’apparato di un grande gruppo, ma adottare un metodo adeguato alla propria scala.
L’errore più comune di una PMI che decide di rendicontare è trattare il VSME come un esercizio di compilazione. Si raccolgono i dati a fine anno, si completano le tabelle e si archivia il file. In questo modo il rendiconto resta un documento isolato, difficile da aggiornare, esposto a incoerenze e privo di valore gestionale.
Un approccio più solido parte dalle fonti. Per un’impresa manifatturiera i consumi di energia elettrica e di gas derivano dalle fatture dei fornitori e dai contatori dei reparti, quelli dell’acqua dai prelievi e dagli scarichi, i rifiuti dai formulari e dai registri. Per una società di servizi le informazioni principali riguardano il personale, gli spostamenti e la flotta aziendale, la sede e gli impianti di climatizzazione. Stabilire chi è responsabile di ciascun dato, con quale frequenza viene aggiornato e con quale criterio viene calcolato è il lavoro che rende il rendiconto affidabile.
Quando i dati sono governati, il rendiconto produce effetti oltre la risposta ai terzi. Il calcolo delle emissioni di gas serra rende visibile il peso dei consumi energetici e orienta le scelte su efficienza e approvvigionamento. Gli indicatori su infortuni e formazione mostrano dove intervenire sull’organizzazione del lavoro. Il criterio di selezione degli indicatori resta quello illustrato in KPI di sostenibilità: quando i numeri aiutano davvero: ciascun numero deve avere un destinatario e una decisione a cui servire.
Anche la scelta del momento ha rilievo. Avviare la rendicontazione prima che arrivi la richiesta di un cliente o di una banca consente di costruire il perimetro con calma, di individuare i dati mancanti e di correggere le lacune su più esercizi. Avviarla sotto la pressione di una scadenza contrattuale porta quasi sempre a stime, a esclusioni non motivate e a un rendiconto che andrà rifatto l’anno successivo.
Per una PMI non obbligata, il bilancio di sostenibilità non è la risposta a una norma. È la risposta a un contesto di mercato in cui banche, clienti e stazioni appaltanti chiedono informazioni ESG con frequenza crescente.
La revisione della CSRD ha ridotto il numero delle imprese tenute alla rendicontazione, ma non ha eliminato la domanda di dati lungo le filiere. Ha invece indicato, attraverso lo standard volontario, il livello di informazione che si considera ragionevole richiedere a un’impresa di dimensioni contenute.
Il VSME offre a questo scopo un formato proporzionato. Il modulo base copre ambiente, forza lavoro e condotta d’impresa con indicatori misurabili, e il modulo completo può essere aggiunto quando la posizione dell’impresa lo rende necessario.
Il valore del rendiconto dipende dal modo in cui è costruito. Dati con responsabili definiti, criteri di calcolo dichiarati e un perimetro chiaro rendono il documento riutilizzabile e utile alle decisioni interne, mentre una compilazione a fine anno produce solo un file da aggiornare ogni volta da capo.
La scelta, per un imprenditore, non riguarda quindi l’adesione a una moda ESG. Riguarda la gestione di un’informazione che i terzi chiedono comunque, e che può essere fornita in modo disordinato oppure in modo strutturato.
Resta una domanda da porsi prima di ogni altra: quante volte, nell’ultimo anno, l’impresa ha dovuto ricostruire gli stessi dati per interlocutori diversi, e quanto sarebbe cambiato il lavoro con una base informativa unica?
Nei prossimi esercizi, il rendiconto volontario potrebbe diventare per le PMI un requisito di accesso a clienti e finanziamenti più che un elemento di differenziazione. Chi costruisce oggi il proprio sistema di raccolta dei dati affronterà quel passaggio con maggiore margine di scelta.
Commissione europea – Raccomandazione sullo standard volontario di rendicontazione di sostenibilità per le PMI: il documento raccomanda l’uso del VSME come riferimento per le imprese non soggette alla CSRD e per le richieste di dati lungo la catena del valore. Sito istituzionale – Commissione europea
EFRAG – Standard volontario VSME: contiene il testo dello standard, con i moduli base e completo, e le indicazioni applicative per la compilazione. Sito istituzionale – EFRAG
Gazzetta Ufficiale – D.Lgs. 125/2024: il decreto recepisce in Italia la direttiva CSRD e definisce i soggetti obbligati alla rendicontazione di sostenibilità. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana